Trentadue corpi in terracotta adagiati in posizione fetale. Una matrice unica, e infiniti modi di disporli. È la cifra dei Dormienti, una delle serie più celebri di Mimmo Paladino (Paduli, BN, 1948), che dal 16 maggio al 26 luglio 2026 arriva a Palazzo Citterio, in Sala Stirling, all'interno della Grande Brera. La mostra si intitola semplicemente PALADINO, è curata da Lorenzo Madaro ed è realizzata da La Grande Brera in stretta collaborazione con l'Archivio Paladino.
Il progetto è pensato appositamente per questo appuntamento, ma porta con sé quasi trent'anni di storia espositiva. Per inquadrarne il senso, vale la pena ripercorrere le tappe principali del viaggio dei Dormienti, da Poggibonsi nel 1998 a Londra nel 1999 fino al capitolo milanese del 2026.
1998, Poggibonsi: la prima volta dei Dormienti
I Dormienti sono concepiti alla fine degli anni Novanta. L'artista li presenta per la prima volta a Poggibonsi nel 1998: è in quell'occasione che il pubblico vede per la prima volta i corpi in terracotta concepiti come messa in scena teatrale di un'umanità sospesa, adagiata, immobile.
Da quella prima presentazione, la serie è entrata in dialogo con luoghi diversi. Non come opera "da trasportare", ma come materiale plastico capace di adattarsi alle architetture che lo ospitano.
1999, Roundhouse di Londra: l'incontro con Brian Eno
La seconda tappa è internazionale. Nel 1999 i Dormienti arrivano alla Roundhouse di Londra, in una mostra che si rivelerà decisiva nella vita della serie. È in quell'occasione che Paladino incontra Brian Eno, musicista, autore e produttore.
Eno compone una traccia sonora che accompagna la visita del pubblico: nasce così una collaborazione che, scrive il progetto curatoriale, conferma l'attitudine del maestro italiano nel dialogo con altre discipline e nel confronto serrato con esse. Quella traccia sonora del 1999 entra a far parte dell'identità stessa dei Dormienti, e – come vedremo – torna oggi anche a Milano.
Una matrice, molte ricomposizioni
La serie esposta nelle varie occasioni è sempre la stessa, ma non identica. Ed è qui la grande peculiarità del lavoro: l'intera serie dei Dormienti è composta da trentadue sculture in terracotta, tutte provenienti dalla stessa matrice, ma combinate diversamente a seconda dello spazio che le accoglie.
Questo significa che, da Poggibonsi a Londra fino a Milano, ogni allestimento è di fatto un'opera nuova. Il visitatore non vede mai due volte la stessa geometria, anche se il numero degli "attori" e la matrice da cui derivano restano gli stessi. La serie, in questo senso, lavora come una drammaturgia: stessa compagnia, scenari diversi.
2026, Sala Stirling: il capitolo milanese
Tra i numerosi contesti, anche internazionali in cui i Dormienti sono stati esposti negli ultimi anni, l'arrivo a Milano segna un capitolo importante. Per Mimmo Paladino, in primo luogo: è il ritorno a esporre a Milano in uno spazio pubblico dopo la personale di Palazzo Reale del 2011. Ma anche per la serie stessa: la Sala Stirling è un ambiente architettonico forte, ipogeo, attraversato da una propria tensione formale.
L'allestimento si configura, quindi, come una messa in scena teatrale: i corpi giacciono silenti, adagiati in posizione fetale nell'ambiente ipogeo del palazzo, immobili, assopiti, quasi sospesi in una dimensione tra sonno e veglia, tra sogno e realtà.
Il pubblico è invitato a muoversi liberamente in Sala Stirling: lo spazio non diventa un ambiente puramente contemplativo, ma un luogo attivo e dinamico, in cui generare confronti inaspettati. Stando al progetto, si trasforma in un enorme paesaggio di soste e meditazioni, ma anche di silenzi e spazi sonori intensi, fortemente in dialogo con l'energia interna dell'architettura.
E proprio sul fronte del suono, una notizia importante: la traccia sonora composta da Brian Eno per la Roundhouse del 1999 è riproposta anche per l'appuntamento milanese. Vent'anni dopo, e in un altro paese, l'ambiente sonoro che ha accompagnato la versione londinese torna a fare da colonna sonora alla visita.
Le radici dell'opera: Pompei, Ercolano e Henry Moore
Per chi si imbatte nei Dormienti per la prima volta, l'associazione con i resti di un altro evento storico è quasi inevitabile. Scrive infatti il progetto curatoriale che i corpi ricordano i resti inermi degli abitanti di Pompei ed Ercolano, sorpresi dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C.
Eppure la genesi visiva dell'opera è un'altra: i Dormienti traggono ispirazione dai disegni che lo scultore britannico Henry Moore realizzò alle persone rannicchiate nei ricoveri di guerra inglesi durante la seconda guerra mondiale. Quei disegni di Moore, lungi dall'assumere una postura tragica e intimorita, mostravano persone che parevano dormire sognando. È in questo registro – sospensione più che catastrofe – che si colloca anche il lavoro di Paladino.
Lo "scrigno segreto" dei disegni del 1973
Accanto ai Dormienti, la mostra apre una seconda porta. Il percorso espositivo parte idealmente da una sala nascosta, quasi uno scrigno segreto adiacente alla Sala Stirling, che accoglie una serie di quindici grandi disegni inediti, concepita nel 1973, da sempre conservata nello studio dell'artista a Paduli (BN): una raccolta che, scrive il progetto, è alla base di tutto il suo fare artistico.
La presenza di questo nucleo di lavori su carta del 1973 a Palazzo Citterio sta a indicare l'incipit, l'importanza di questo supporto per tutto il percorso di Paladino, ma anche la sua vocazione nei confronti del mito, inteso come territorio cui attingere costantemente. Paladino, all'epoca venticinquenne, comincia a sperimentare nuove opportunità di ricerca, guardando al disegno e al colore come una possibile via espressiva lontana dal concettuale, dal minimalismo, dal poverismo, all'epoca ancora in auge.
Mimmo Paladino, il ritorno milanese
Mimmo Paladino, nato a Paduli (Benevento) nel 1948, è tra i protagonisti più celebrati della scena italiana e internazionale. La sua presenza milanese in uno spazio pubblico era un appuntamento atteso da quindici anni: l'ultima personale risale infatti al 2011, a Palazzo Reale. Il progetto di Palazzo Citterio risponde con un allestimento sito-specifico costruito attorno a uno dei suoi cicli più riconoscibili, e con il riallestimento di un'opera che ha già un piccolo classico della sua storia espositiva alle spalle.
Il volume monografico edito da Metilene
In occasione della mostra è stato pubblicato un volume monografico sull'artista (Metilene Edizioni, 180 pagine), a cura di Lorenzo Madaro. Il libro è dedicato agli ambienti e a tutte quelle opere che, dal 1970 a oggi, hanno visto Paladino impegnato in una idea dilatata di spazio-architettura.
Coerentemente con la scelta di allestire una mostra con i Dormienti in un ambiente così forte come la Sala Stirling, il libro si concentra su quei momenti cruciali del lavoro di Paladino in cui l'opera è un tutt'uno con l'ambiente che l'accoglie e che, in questo rapporto dialogico, viene straordinariamente modificato.
Tra i contributi del volume figurano quelli del direttore generale della Pinacoteca di Brera Angelo Crespi e dello scrittore Mauro Covacich, accanto al saggio del curatore. La pubblicazione include inoltre ampi apparati iconografici e gli apparati biografici, bibliografici ed espositivi ragionati, curati da Simone Salvatore Melis (Archivio Paladino).

Informazioni utili per la visita
- Mostra: PALADINO
- Sede: Palazzo Citterio, Sala Stirling, via Brera 12, Milano
- Periodo: dal 16 maggio al 26 luglio 2026
- Orari: da martedì a domenica, dalle 8.30 alle 19.15 (ultimo ingresso alle ore 18.00)
- Ingresso:
- Biglietto Grande Brera (Pinacoteca + Palazzo Citterio): € 20,00
- Solo Palazzo Citterio: intero € 12,00; ridotto € 8,00
- A cura di: Lorenzo Madaro
- In collaborazione con: Archivio Paladino
- Informazioni: palazzocitterio.org
- Social: Instagram @palazzocitterio.brera – Facebook Palazzo Citterio
Approfondimento e copertura completa anche su zerodelta.net.
